Miki Biasion, il primo iridato azzurro del rally
Alla fine degli anni Settanta, il rally era diventato uno degli sport motoristici più spettacolari e seguiti. Dal 1982 le potenti e spettacolari auto del gruppo B avevano infiammato l’immaginario collettivo, ma avevano anche lasciato dietro di sé una scia di tragici incidenti. Nel 1987 la FIA introdusse nuove regole per il campionato del mondo di rally, mettendo al bando queste vetture e puntando sui mezzi meno potenti ma più sicuri del Gruppo A.
In quel contesto emerse Massimo “Miki” Biasion, nato a Bassano del Grappa nel 1958. Cresciuto tra le colline venete, cominciò con gare locali, si mise in mostra nei rally italiani e fu notato dalla Lancia, marchio storico del motorsport con un glorioso passato nel mondiale rally. Dopo gli anni da apprendista come compagno di Markku Alén e Henri Toivonen, divenne prima guida del team ufficiale Lancia Martini nel nuovo Mondiale Gruppo A.
La Lancia Delta e l'anno della consacrazione
Il Campionato del Mondo Rally 1988 era la seconda stagione dell’era Gruppo A. La Lancia Delta Integrale, fresca evoluzione della Delta HF 4WD, si rivelò l’arma perfetta: trazione integrale, turbo, sospensioni raffinate e grande affidabilità. Biasion la conosceva alla perfezione e poteva contare sul collaudato feeling con il navigatore Tiziano Siviero, con cui condivideva l’abitacolo da anni.
Il campionato partì a gennaio con il leggendario Rally di Monte Carlo dove Biasion si piazzò fuori dai primi 10, non guadagnando alcun punto. Stesso risultato nel Rally di Svezia, seconda tappa del mondiale.
Le sorti cambiarono nelle tappe successive, con due inaspettate vittorie nel Rally di Portogallo e nel Safari Rally, in Kenya, due prove massacranti.
Arrivarono anche i successi nell’Acropoli, trionfando sulle rocce della Grecia con una gara accorta ma velocissima, e nell’Olympus Rally in USA. Questa fu l’ultima volta dell’Olympus Rally come tappa del WRC.
Nel Rally d’Argentina giunse un ottimo secondo gradino del podio .
E poi arrivò il capolavoro: il Rally di Sanremo, il più atteso, sulle strade di casa. Biasion vinse 26 delle 49 prove speciali, distaccando nettamente il compagno Alén. Con quel trionfo, si laureò campione del mondo con una gara d’anticipo, ad ottobre.
A fine stagione, Biasion chiuse con 5 vittorie e 115 punti, staccando nettamente Alén e Fiorio. Nel 1977 Sandro Munari vinse la classifica piloti del mondiale aggiudicandosi la Coppa FIA, ma ufficialmente non fu campione del mondo. Biasion fu quindi il primo italiano nella storia a vincere un Mondiale Rally, e lo fece in maniera autoritaria.
La Lancia dominò la classifica dei costruttori con 140 punti, lasciando il secondo posto alla Ford con 79 punti, un distacco abissale.
L’uomo che accese l’Italia del rally
Il titolo di Biasion non fu un caso isolato. Fu il culmine di un lavoro costruito negli anni dalla Lancia, dal gruppo Fiat e da una generazione di tecnici italiani che seppero coniugare tecnica, affidabilità e passione. Con lui in vetta, il rally divenne uno sport popolare anche nel nostro Paese, capace di riempire le strade nei passaggi del Sanremo e di portare i tifosi italiani fino all’Africa o all’Argentina.
Biasion fu un campione sobrio, riflessivo, poco incline alle dichiarazioni roboanti. Ma in macchina era freddo, preciso, implacabile. Il 1988 lo fece entrare nella storia.
Un bis e poi l’addio alla Lancia
L’anno successivo, nel 1989, Biasion bissò il titolo mondiale, sempre con la Lancia Delta, chiudendo una doppietta tuttora ineguagliata da un pilota italiano. In totale ottenne 17 vittorie nel WRC, tutte con la casa torinese, di cui fu il volto più riconoscibile nell’epoca d’oro.
Purtroppo il rapporto con la Lancia si incrinò col tempo e nel 1992 passò alla Ford, con cui ottenne solo qualche successo parziale, senza più lottare per il titolo.
Si ritirò progressivamente dalle scene del WRC, ma il suo nome rimase sinonimo di rally per generazioni. Ancora oggi, è il più vincente tra i piloti italiani nella storia del Mondiale e un’icona dell’epoca d’oro delle corse su strada.
In quel contesto emerse Massimo “Miki” Biasion, nato a Bassano del Grappa nel 1958. Cresciuto tra le colline venete, cominciò con gare locali, si mise in mostra nei rally italiani e fu notato dalla Lancia, marchio storico del motorsport con un glorioso passato nel mondiale rally. Dopo gli anni da apprendista come compagno di Markku Alén e Henri Toivonen, divenne prima guida del team ufficiale Lancia Martini nel nuovo Mondiale Gruppo A.
La Lancia Delta e l'anno della consacrazione
Il Campionato del Mondo Rally 1988 era la seconda stagione dell’era Gruppo A. La Lancia Delta Integrale, fresca evoluzione della Delta HF 4WD, si rivelò l’arma perfetta: trazione integrale, turbo, sospensioni raffinate e grande affidabilità. Biasion la conosceva alla perfezione e poteva contare sul collaudato feeling con il navigatore Tiziano Siviero, con cui condivideva l’abitacolo da anni.
Il campionato partì a gennaio con il leggendario Rally di Monte Carlo dove Biasion si piazzò fuori dai primi 10, non guadagnando alcun punto. Stesso risultato nel Rally di Svezia, seconda tappa del mondiale.
Le sorti cambiarono nelle tappe successive, con due inaspettate vittorie nel Rally di Portogallo e nel Safari Rally, in Kenya, due prove massacranti.
Arrivarono anche i successi nell’Acropoli, trionfando sulle rocce della Grecia con una gara accorta ma velocissima, e nell’Olympus Rally in USA. Questa fu l’ultima volta dell’Olympus Rally come tappa del WRC.
Nel Rally d’Argentina giunse un ottimo secondo gradino del podio .
E poi arrivò il capolavoro: il Rally di Sanremo, il più atteso, sulle strade di casa. Biasion vinse 26 delle 49 prove speciali, distaccando nettamente il compagno Alén. Con quel trionfo, si laureò campione del mondo con una gara d’anticipo, ad ottobre.
A fine stagione, Biasion chiuse con 5 vittorie e 115 punti, staccando nettamente Alén e Fiorio. Nel 1977 Sandro Munari vinse la classifica piloti del mondiale aggiudicandosi la Coppa FIA, ma ufficialmente non fu campione del mondo. Biasion fu quindi il primo italiano nella storia a vincere un Mondiale Rally, e lo fece in maniera autoritaria.
La Lancia dominò la classifica dei costruttori con 140 punti, lasciando il secondo posto alla Ford con 79 punti, un distacco abissale.
L’uomo che accese l’Italia del rally
Il titolo di Biasion non fu un caso isolato. Fu il culmine di un lavoro costruito negli anni dalla Lancia, dal gruppo Fiat e da una generazione di tecnici italiani che seppero coniugare tecnica, affidabilità e passione. Con lui in vetta, il rally divenne uno sport popolare anche nel nostro Paese, capace di riempire le strade nei passaggi del Sanremo e di portare i tifosi italiani fino all’Africa o all’Argentina.
Biasion fu un campione sobrio, riflessivo, poco incline alle dichiarazioni roboanti. Ma in macchina era freddo, preciso, implacabile. Il 1988 lo fece entrare nella storia.
Un bis e poi l’addio alla Lancia
L’anno successivo, nel 1989, Biasion bissò il titolo mondiale, sempre con la Lancia Delta, chiudendo una doppietta tuttora ineguagliata da un pilota italiano. In totale ottenne 17 vittorie nel WRC, tutte con la casa torinese, di cui fu il volto più riconoscibile nell’epoca d’oro.
Purtroppo il rapporto con la Lancia si incrinò col tempo e nel 1992 passò alla Ford, con cui ottenne solo qualche successo parziale, senza più lottare per il titolo.
Si ritirò progressivamente dalle scene del WRC, ma il suo nome rimase sinonimo di rally per generazioni. Ancora oggi, è il più vincente tra i piloti italiani nella storia del Mondiale e un’icona dell’epoca d’oro delle corse su strada.
